Trent’anni fa lo scandalo Mani pulite: l’inchiesta sull’Italia corrotta

Segnò il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. E scoperchiò il sistema corruttivo alla base della politica. Trent’anni fa scoppia il caso “Tangentopoli”: l’Italia viene colpita da un’inchiesta che, di fatto, ne modifica la storia.

Mani Pulite

L’inchiesta “Mani pulite” comincia nel bagno di una casa di riposo per anziani di Milano: il “Pio albergo Trivulzio”. Il 17 febbraio 1992, il presidente dell’ospizio Mario Chiesa, un socialista ha appena ricevuto una busta con sette milioni di lire da un piccolo imprenditore titolare di un’impresa di pulizie in cambio di un appalto. L’uomo si è già accordato con il sostituto procuratore Antonio Di Pietro per tendergli una trappola: quando Chiesa capisce cosa sta succendendo, cerca di rifugiarsi nel bagno per far sparire le banconote nel water, ma il giochetto è troppo vecchio e troppo banale per riuscire. Infatti lo arrestano e finisce nel carcere di San Vittore.

Tangentopoli: il dado è tratto

L’arresto di Chiesa è solo la scintilla che fa scattare l’inchiesta: Il 25 aprile 1992, con un discorso di quarantacinque minuti, che venne trasmesso in televisione, il presidente della Repubblica Francesco Cossiga annunciò le sue dimissioni. Qualche giorno dopo vennero arrestati Epifanio Li Calzi ,Sergio Soave, Massimo Ferlini e dei segretari cittadini e regionali della Dc, Maurizio Prada e Gianstefano Frigerio. In prigione va anche Enzo Papi della Cogefar (Fiat).

Le conseguenze sulla politica

Nel 1992 l’Italia è chiamata ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica: Fracesco Cossiga, infatti, termina il mandato. È un momento molto concitato e la politica non riesce a prendere una decisione. Il 15 maggio 1992 la Dc decide di candidare Arnaldo Forlani al Quirinale e Mario Segni annuncia che i suoi non lo voteranno. Dopo l’ennesima fumata nera il segretario democristiano Forlani annuncia le sue dimissioni.

La strage di Capaci

L’Italia è in stallo. La politica fiaccata da Mani Pulite non raggiunge un accordo. Lo farà pochi giorni dopo: il 23 maggio 1992, infatti, poco prima delle 18 sull’autostrada che dall’aeroporto Punta Raisi porta a Palermo. all’altezza di Capaci, viene assassinato il giudice Giovanni Falcone. Chili e chili di truitolo fanno esplodere l’auto su cui viaggiava il giudice, uccidendolo sul colpo insieme alla moglie, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta.

L’elezione del presidente

Al sedicesimo scrutinio viene eletto Oscar Luigi Scalfaro. È il nono presidente della Repubblica: ottiene 672 voti e alcuni giorni dopo Giorgio Napolitano diventa presidente della camera, con 360 voti e dopo lunghe consultazioni, il socialista Giuliano Amato riceve l’incarico per la formazione del nuovo governo il quale riceverà la fiducia del senato il 2 luglio 1992 e otto giorni dopo Il governo vara una manovra economica per reperire nel 1992 30.000 miliardi.

L’attentato al giudice Borsellino

Un’autobomba della mafia, il 19 luglio 1992, uccide il giudice Paolo Borsellino, procuratore della Repubblica a Marsala, e cinque agenti della scorta. Il clima resta tesissimo nel Paese: gli attentati di mafia si fondono nel clima di sospetto che si era diffuso con Mani Pulite: l’inchiesta non risparmia nessuno e in tanti non reggono la tensione. Alcuni giorni dopo l’attentato a Borsellino, il deputato socialista Sergio Moroni, accusato di avere incassato tangenti su numerosi appalti, si suicida. Con una lettera al presidente della Camera dichiara di aver agito per conto del partito e denuncia il «grande velo d’ipocrisia» steso sul sistema di finanziamento dei partiti.

Le autorizzazioni a procedere

14 gennaio 1993. Via libera dal Parlamento per 12 autorizzazione a procedere. Tra gli inquisiti c’è l’ex ministro dei Trasporti Carlo Bernini (Dc), il segretario amministrativo della Dc Severino Citaristi e il parlamentare socialista Sisinio Zito. L’eco di Tangentopoli si percepisce immediatamente nelle elezioni amministrative successive: il 20 Luglio 1993, è una data ricordata soprattutto per il ballottaggio dei sindaci. Marco Formentini (Lega) vince il ballottaggio su Nando Dalla Chiesa a Milano; a sorpresa Valentino Castellani supera Diego Novelli a Torino. Enzo Bianco sindaco di Catania di stretta misura su Claudio Fava. Quindici sindaci della Lega al Nord. I Affermazione del Pds che conquista 72 comuni su 145. Clamorosa sconfitta Dc: solo sette sindaci su 61 ballottaggi. Affermazione del Pds che conquista 72 comuni su 145. Clamorosa sconfitta Dc: solo sette sindaci su 61 ballottaggi.

Tangentopoli fu il più grande scandalo dell’Italia repubblicana, che ha lasciato un’impronta molto forte nella storia del nostro Paese. Fu un periodo pieno di arresti, confessioni, suicidi e processi che lasciarono l’Italia nelle mani di nessuno. Questi fatti ancora oggi non sono stati ancora del tutto arginati. Fu un periodo pieno di arresti, confessioni, suicidi e processi che  lasciarono  l’Italia nelle mani di nessuno. Questi fatti ancora oggi non sono stati del tutto arginati.

Infatti, a  distanza di trent’anni, molti vizi della Prima Repubblica sono ancora irrisolti: i problemi in politica sono aumentati, atti come  la corruzione rimangono ancora oggi  questioni attuali e  gli italiani appaiono ormai rassegnati.
Ad entrare in merito ci ha pensato anche il Presidente della Confindustria Sicilia, Antonio Albanese, che tramite un’intervista ha cercato di spiegare cos’è  cambiato oggi. Albanese spiega come il compito iniziale di Mani pulite era quello di rimettere in piedi l’Italia che aveva degli elementi corruttivi, ma che poi questo ha portato ad eventi tragici come l’azzeramento dei partiti, spiega come oggi come la corruzione sia cambiata ben poco facendo riferimenti agli eventi che sono successi dopo Mani pulite e non ultime le inchieste sulle forniture delle mascherine nei tempi di covid.
Il punto di vista del presidente di Confindustria
 Albanese continua specificando come ai tempi le madri di tutte le tangenti non si trovavano in Sicilia, ma bensì, nei luoghi dove c’era tanto denaro, ovvero nei mercati internazionali. Lui parla di digitalizzazione e innovazione come metodi per cercare di eliminare la corruzione e favorire la concorrenza tra le imprese.
Continuando con l’intervista albanese torna a parlare dell’inchiesta sul sistema montante che tempo fa colpì molto pesantemente la confindustria Sicilia svelando come che di questo fatto ne abbiano fatto tesoro capendo che per svolgere il ruolo di tutela e promozione degli interessi legate alle imprese è sicuramente quello che Confindustria Sicilia deve avere le mani libere, spiegando inoltre come non bisogna avere un rapporto a doppio filo con la politica o con una parte di essa per evitare di andare incontro a spiacevoli situazioni, come ad esempio quella di non poter criticare che ti  porterebbe a subire.
 Il presidente continua dicendo come ci sia stato un calo dovuto all’economia e che hanno portato le imprese a una perdita di circa il 20%, anche se oggi fortunatamente c’è stato un recupero con circa 1500 imprese attive in tutta la Sicilia. Infine il presidente della confindustria esprime un suo parere sul PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) dicendo come questa sia l’occasione più grande che gli sia mai capitata in 50 anni, specialmente per cercare di diminuire la liquidità delle imprese, però spiega come che per mettere in atto i piani del Pnrr prima bisognerebbe fare delle riforme, come quella della Magistratura, della pubblica amministrazione e  molte altre. Nel caso non si riuscisse a fare ciò, per Albanese il Pnrr è come se non fosse servito a nulla, perché lo scopo principale di esso è quello di creare ricchezza tramite  l’investimento delle imprese nei settori del turismo, dei trasporti, della mobilità e della sanità.

 

A cura degli studenti dell’Apprendistato 2021 – 2022

 

 

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