Si è conclusa con successo la campagna di test del Rover ETNA, il progetto italiano per l’esplorazione lunare, che ha avuto come teatro di prova il monte Etna.
Può sembrare infatti curioso, ma l’Etna è uno dei luoghi migliori per preparare le missioni spaziali. I suoi terreni vulcanici, ricchi di rocce e superfici irregolari, ricordano per molti aspetti quello che è il paesaggio lunare. E’ il posto ideale per mettere alla prova le tecnologie sviluppate all’interno di questi programmi e comprendere se la strada intrapresa è quella giusta.
Giuseppe D’Amore, responsabile settore progetti di sviluppo tecnologico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), ha spiegato perché il team è proprio sul vulcano da un mese per testare il Rover Etna realizzato per il progetto ‘Universalcomotion System’ dell’Asi, condotto insieme a un team industriale di grandi, piccole e medie imprese università ed enti di ricerca.
“L’Etna – ha affermato D’Amore – fornisce uno scenario unico a livello europeo, se non mondiale: le caratteristiche geofisiche del terreno, la conformità delle rocce, le pendenze messe a disposizione ci permettono di replicare quella che è la situazione che si troverebbe laddove si operasse sulla Luna”.
Il programma ULS rientra all’interno della roadmap di Robotica ed Intelligenza Artificiale definita da ASI per lo sviluppo delle tecnologie abilitanti per la futura esplorazione robotica e umana della Luna. ULS è guidato da Thales Alenia Space Italia, con il contributo di Leonardo, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, ALTEC, AIKO, Politecnico di Torino e Volta Structural Energy, riunendo quindi alcune delle principali eccellenze italiane nei settori della robotica, dell’aerospazio e dell’innovazione tecnologica e rientra nel programma Universal Locomotion System (USL). obiettivo il Polo Sud lunare.
“Il ‘Rover Etna’ è un vero e proprio concentrato di tecnologia, un ecosistema di innovazione. Tramite questo rover – ha spiegato D’amore, – stiamo testando dei sistemi di locomozione avanzata, algoritmi per la navigazione autonoma e per la caratterizzazione del terreno basati sull’intelligenza artificiale. Il nostro rover – ha evidenziato D’Amore – non sarà in grado solamente di muoversi ricevendo dei comandi da un centro di controllo, ma sarà in grado di farlo in autonomia, quindi massimizzare quelli che sono i risultati ottenibili da una futura missione lunare, nonché anche minimizzare i rischi ad essa associati”.




