Ci sono storie che più di altre raccontano l’Etna nella sua dirompente generosità, miscelando verità e legenda. La trama ricamata dal vulcano nel corso dei 73 anni di vita della Funivia narra di un dono fatto alla vecchia stazione di partenza di Piazzale Sapienza: l’area non è mai stata seppellita dalle colate laviche.
Un mistero che solo l’Etna custodisce, un’eredità di affetto che ha spinto l’imprenditore Francesco Russo Morosoli a volerne fortemente la rinascita. Ribattezzata simpaticamente con l’appellativo di Highlander per la “miracolosa” conservazione al cospetto di devastanti eruzioni, l’antica stazione ha cambiato sembianze, indossando oggi l’abito di un elegante ristorante. Un ponte tra passato e presente con lo sguardo rivolto al futuro.
Il nuovo ristorante della Funivia dell’Etna non è solo un luogo di rinfresco e relax, ma un ambizioso progetto di recupero architettonico che dà nuova vita a un luogo fatto di ricordi ed emozioni. Le stesse che ogni giorno i turisti provano all’imbarco prima di raggiungere l’alta quota, curiosi ed eccitati di far visita alla Muntagna.
L’intervento, che porta la firma dell’architetto Salvo Maccarrone, trasforma un antico spazio industriale in un’esperienza immersiva, dove la memoria del luogo si connette immediatamente con il paesaggio vulcanico.
Le scelte stilistiche nascono dalla volontà di rispettare la natura originaria e monumentale dell’edificio: l’architettura si fonda sulla cruda essenzialità dei materiali, utilizzando superfici dai toni neutri che esaltano la pietra lavica. Il cuore pulsante della struttura è la grande sala principale, inondata di luce naturale grazie alle ampie vetrate panoramiche che offrono una vista privilegiata sul nuovo impianto di risalita.
All’interno dominano la scena le cabine gialle dell’epoca, la cui carta d’identità porta la data del 1953, sospese al centro dello spazio e idealmente attraversate da una scenografica fune a LED. È il modo più naturale di rendere omaggio alla vocazione originale della stazione. Il tracciato luminoso definisce le geometrie dell’ambiente e richiama i cavi dell’impianto, creando un dialogo visivo continuo. Lo sguardo spazia dal passato, custodito all’interno, verso il futuro del nuovo impianto.
In controtendenza con l’impronta industriale domina un’estesa copertura a soffitto in verde stabilizzato: è un bosco capovolto che scalda l’ambiente, fungendo da elemento di assorbimento acustico per il comfort degli ospiti.
L’atmosfera che si respira all’interno dello spazio coinvolge attivamente anche la ristorazione, grazie alla perfetta integrazione di un’ampia cucina a vista. La zona di preparazione si apre sulla sala, trasformando il lavoro delle brigate in un elemento di trasparenza e condivisione che arricchisce l’atmosfera dell’intero open space. Un progetto che reinterpreta l’accoglienza in alta quota, fondendo estetica contemporanea, valorizzazione del patrimonio storico e legame con il territorio.
The Old Station è il coraggioso progetto di recupero di un luogo iconico e denso di memoria, caratterizzato da visione e reale fiducia nelle nuove generazioni.




