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Cultura e Spettacolo

L’edizione più difficile della Biennale di arte contemporanea di Venezia

Giovanni LombardoGiovanni Lombardo
3 maggio 2026
3 min di lettura
L’edizione più difficile della Biennale di arte contemporanea di Venezia

Inizio complicato per la Biennale Arte 2026 di Venezia. A pochi giorni dal Vernissage di apertura, sono scoppiate polemiche, arrivate minacce e si sono verificate le dimissioni dell’intera giuria.

Partiamo dal principio: questa Biennale è iniziata con un lutto, quello di Koyo Kouoh, prima donna africana a ricoprire il ruolo di curatrice, scomparsa prematuramente un anno fa. Kouoh aveva creato questa edizione, intitolata “In Minor Keys” nell’idea di sottrarsi allo spettacolo dell’orrore geopolitico internazionale e ridare dignità ed ascolto all’arte e agli artisti del mondo.

A seguito della scomparsa della curatrice, le decisioni della giuria hanno portato a polemiche senza precedenti. Iniziando dal fatto che il 23 aprile, i cinque giurati, tra cui il Presidente, hanno deciso di escludere dalla premiazione Israele e la Federazione Russa perché presenti davanti la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.

Sebbene la Biennale di Venezia sia un ente autonomo che può prendere decisioni liberamente, l’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, presente nel proprio padiglione nazionale, ha contestato tale decisione e inviato una diffida citando le gravi accuse di discriminazione razziale e antiseminismo. Minacciando financo un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

La fondazione Veneziana ha risposto asserendo che: essendo una decisione dei giurati, la responsabilità, nonché l’obbligo di rispondere a danni in caso di contenzioso, fosse della giuria. Non si è fatta attendere la mossa dei giurati che, dimettendosi in blocco, hanno voluto compiere un atto di protesta verso la scelta della fondazione di non supportare la propria decisione.

La pubblicità negativa derivata dal caso, ha attirato lo sguardo delle istituzioni dell’Unione Europea, che hanno minacciato di sospendere i 2,3 milioni di euro di finanziamenti disposti per il programma della Biennale.

La fondazione, guidata da Pietrangelo Buttofuoco, ha cancellato quindi la disposizione della giuria e ha riammesso Russia ed Israele all’interno del premio. Da Gerusalemme, il ministro degli esteri ha attaccato la fondazione e non ha accettato di buon grado la decisione.

Le dimissioni della giuria hanno portato alla cancellazione della cerimonia di inaugurazione del 9 maggio e di conseguenza all’assegnazione dei Leoni D’oro. Impossibile istituire una nuova giuria in così poco tempo. Tutto è stato rinviato a novembre, nell’ultimo giorno della mostra.

Buttafuoco, ha così deciso che per la prima volta, sarebbero stati i visitatori a decidere i vincitori. Un caso unico in tanti anni di Biennali, in cui il vincitore non è scelto da una giuria di esperti, ma da una giuria popolare.

Tra tensioni geopolitiche globali, fragilità istituzionali e pressioni politiche, quella che sta per iniziare si preannuncia una edizione sicuramente speciale.

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