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Cronaca

Morte cacciatori a Montagnareale: per i Ris l’indagato non ha sparato per legittima difesa

redazioneredazione
5 giugno 2026
2 min di lettura
Morte cacciatori a Montagnareale: per i Ris l’indagato non ha sparato per legittima difesa

Apriamo con le novità che riguardano la morte dei tre cacciatori uccisi a Montagnareale, in provincia di Messina, lo scorso gennaio. Nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio è stato iscritto Agostino Segreto, 45 anni, unico sopravvissuto. Con la conclusione degli accertamenti tecnici dei Ris disposti dalla Procura di Patti, guidata dal procuratore facente funzioni Andrea Apollonio, l’unico indagato “avrebbe sparato da distanza ravvicinata e a bruciapelo contro Devis, la più giovane delle vittime, e poi sarebbe fuggito” – così si evince dalle consulenze medico-legali.

Una circostanza che, secondo la Procura, esclude l’ipotesi della legittima difesa. Sentito nell’immediatezza dei fatti come testimone (a lui gli investigatori erano risaliti grazie ai familiari di Galati che avevano raccontato di averlo visto col padre la mattina della strage) ha prima fatto mezze ammissioni, poi si è chiuso nel silenzio.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, a sparare per primo sarebbe stato l’82enne Gatani, probabilmente tratto in errore da un rumore o dal movimento di un cespuglio avrebbe fatto fuoco col fucile da caccia pensando di colpire una preda.

La rosa dei pallettoni avrebbe ucciso sul colpo Giuseppe Pino, la cui arma è l’unica a non aver sparato, e ferito di striscio il fratello. Il ragazzo a quel punto con la sua carabina avrebbe colpito l’anziano al torace ammazzandolo. Segreto sarebbe arrivato dopo qualche istante e avrebbe reagito facendo fuoco a sua volta contro Devis e poi scappando.

Foto: Ansa.it

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