In Italia attualmente sono stoccate circa 200.000 tonnellate di olio d’oliva invenduto. Il prodotto si trova principalmente nei frantoi oleari e nelle cooperative agricole del mezzogiorno.
I primi segnali di cedimento del mercato si sono verificati ad inizio 2025, anno in cui si è cercato, senza successo, di stimolare le vendite abbassando il costo del prodotto.
Puglia e Calabria attualmente posseggono circa la metà dell’invenduto nazionale e la situazione è grave se si pensa che a breve vi sarà un’altra annata di raccolta. Se le vendite non ripartiranno, le industrie non potranno ritirare la nuova produzione, essendo i silos ancora carichi di prodotto.
Una crisi preannunciata che ha gettato tanti professionisti nel panico, fino alla richiesta, fatta al Ministero dell’Agricoltura, di dichiarare lo stato di crisi. La richiesta riguarda l’attivazione di sostegni finanziari straordinari e di moratorie sui debiti.
Tuttavia il problema è più complesso, in quanto lo status dei frantoi, che non costituiscono imprese agricole ma artigiane, farebbe si che questi non rientrerebbero sotto l’azione del Ministero dell’Agricoltura.
Diverse proteste sono già scoppiate nel mezzogiorno e le richieste sono state effettuate anche alle regioni. L’Assessore all’agricoltura della Puglia, Francesco Paolicelli, in merito alla questione ha dichiarato: “serve un fronte comune per sostenere centinaia di aziende e un prodotto, l’extravergine di oliva, che in Italia per il 50% viene proprio dai frantoi pugliesi, calabresi e siciliani. Un’emergenza per gli addetti ai lavori che si lega alla concorrenza sleale estera e alle troppe importazioni di qualità non garantita”.
Diverse le richieste per il Ministro Lollobrigida: veicolare sgravi fiscali e agevolazioni per il credito ed incrementare la sorveglianza sulle bottiglie di olio provenienti da fuori Italia. Moltissimi di questi difatti sono miscelati e non olio extravergine d’oliva. Il prezzo è più basso e non sempre viene indicato in posizione visibile il reale contenuto dell’etichetta.




