“Il quadro, emerso dalle indagini restituisce una consorteria attiva, fondata sul controllo del territorio, sulla capacità intimidatoria, sulla gestione coordinata delle estorsioni, del traffico di stupefacenti, della disponibilità di armi, nonché sulla raccolta e redistribuzione di risorse economiche destinate anche al mantenimento dei sodali detenuti”. Sono le parole del Lo dice di Palermo Maurizio de Lucia sull’inchiesta che ha portato a 32 fermi per mafia a Palermo.
De Lucia ha parlato anche di “metamorfosi strategica” di Cosa Nostra. “Non ha rinnegato la propria vocazione violenta e il controllo militare del territorio – ha evidenziato – ma ha affiancato ad essi una moderna inclinazione affaristica, declinandola in chiave manageriale e comprendendo come il controllo di una parte importante del mercato legale può generare ricavi più remunerativi con molti meno rischi”.
Sulla maxi operazione e sugli arresti eseguiti da carabinieri e polizia dopo la denuncia di imprenditori taglieggiati dal racket interviene anche Addiopizzo. “Tra i tanti che, purtroppo, pagano le estorsioni, c’è invece chi, supportato da Addiopizzo – afferma l’associazione palermitana antiracket – ha trovato la forza e il coraggio di opporsi a minacce e condizionamenti di Cosa nostra. Sono storie di resistenza che dimostrano, ancora una volta, quanto sia fondamentale il contributo degli operatori economici affinché il lavoro prezioso ed incisivo degli organi investigativi, in questo caso di carabinieri e polizia, e della Procura di Palermo possa raggiungere risultati più rapidi ed efficaci, come quelli che emergono dall’indagine di oggi”.







