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Referendum giustizia 2026, alle urne il 22 e 23 marzo: tutto quello che c’è da sapere

Angela SciutoAngela Sciuto
20 marzo 2026
2 min di lettura
Referendum giustizia 2026, alle urne il 22 e 23 marzo: tutto quello che c’è da sapere

Domenica 22, dalle  dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15, gli italiani sono chiamati al voto, per il Referendum giustizia 2026. Si tratta di un referendum popolare confermativo della legge costituzionale su “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare“.

Si chiede, dunque, alla popolazione di confermare i contenuti della nuova riforma o respingere la modifica costituzionale della legge sulla giustizia. Non essendo un referendum abrogativo, non è previsto il raggiungimento del quorum (50%+1 dei votanti). Il risultato, dunque, sarà valido a prescindere dal numero di votanti.

La riforma sulla giustizia approvata prevede, e quindi per chi vorrebbe votare Si: la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), il sorteggio dei componenti, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Tra i motivi dei sostenitori del no, invece, il sostenere che il sorteggio sarebbe uno strumento antidemocratico e non sufficiente a ridurre tempistiche ed efficienza della magistratura.

Il testo, a cui sarà possibile votare SI o NO: Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»

Alle urne posso recarsi tutti i cittadini di nazionalità italiana maggiorenni. Per esprimere la propria preferenza, ciascun votante dovrà esibire un documento in corso di validità e la tessera elettorale, e mettere un segno x sul “sì” per confermare la riforma della giustizia o sul “no” se non approva i cambiamenti introdotti. Studenti e lavoratori fuori sede non possono votare, senza fare ritorno nel luogo di residenza. Possono votare per corrispondenza, invece, gli italiani residente o temporaneamente all’estero.

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